• Andretta Baldanza

DI PARI PASSO. Buon 8 marzo a tutti.

Lo so, oggi va un sacco di moda.

Lo fanno tutti.

Il feed di Instagram ne è letteralmente invaso, per non parlar della mia casella di posta: tante e tante mail al giorno che mi chiedono perché non lo faccio anche io. Che aspetto? Non voglio forse una vita migliore?

Va bene, chiariamoci!


Sto parlando degli annunci che ti invitano a ‘guadagnare sui social’ o a ‘realizzare te stessa’ mediante un’attività in proprio da svolgersi comoda comoda in casa mentre guardi i pupi (perché almeno due ne hai, no?) e cuoci il ragù. Puoi promuovere cosmetici biologici, tanto per dirne una, o puoi vendere prodotti dimagranti. Addirittura, potresti registrare dei bei video mentre bevi una tisana rilassante decantandone le proprietà mentre i tuoi figlioli ti zampettano intorno, felici di avere la mamma a casa con loro. Che sogno per una donna, eh?

Ehi, aspettate un secondo…


… non vi sembra che ci sia qualquadra che non cosa? Che ne abbiamo fatto della parità di genere, di tutte le battaglie combattute per non essere discriminate, della ‘festa’ che guarda caso proprio oggi dovremmo festeggiare? Cioè, siamo ancora qui a parlare di donne devono badare alla casa, devono badare ai figli, e che siccome devono fare questo, non possono lavorare fuori casa (o non dovrebbero)? O parliamo invece di donne che lavorano fuori casa ma che sono insoddisfatte, depresse, demotivate e tristi a causa dei sensi di colpa che devono provare in relazione a questo fatto?


Di certo, non sono mai i papà che ti sorridono allegri da un video promozionale spalmandosi una qualche crema da barba ecologica mentre i bambini si arrampicano sul lavandino spruzzando tutto sullo specchio. Non sono mai i papà che erano cooooosì insoddisfatti del proprio lavoro in banca da aver preso la decisione di diventare brand ambassador, testimonial, cipeciop di qualche famosa multinazionale americana che gli consente di guadagnare (eh, anche mille euro al mese, mica cotica) e godersi i bambini.


Sia ben chiaro!

Sia ben chiaro che non abbiamo nulla contro quel genere di lavoro né contro coloro che decidono di svolgerlo. Noi crediamo e sosteniamo il diritto di ognuno di scegliere la propria strada, e se per alcune donne è la via giusta, ne siamo felici. Quello che non ci piace è il brusio di sottofondo, quello che dice 'sei sei una donna, questo è quello che passa il convento'.

Bisogna cambiare marcia

Io dico che qui bisogna proprio cambiare prospettiva, perché quella che può sembrare a prima vista un’ottima occasione per conciliare aspetti della vita apparentemente inconciliabili (a meno di non allungare la giornata!) a me onestamente sembra solo un altro modo di relegare la donna in un ruolo stabilito a priori, e di dirle che deve anche esserne lieta.

Noi di Blitos crediamo che la parità di genere sia un’altra cosa. Noi crediamo che le opportunità per uomini e donne debbano essere disponibili in base alle attitudini personali, non al genere. E crediamo che cura e accudimento non debbano essere esclusive delle donne, così come nella carriera non debbano essere favoriti gli uomini 'per principio'.


Per questo motivo ci impegnamo per diffondere la cultura dell’equità, e vi invitiamo a

venire a conoscere il nostro progetto DI PARI PASSO.

Perché siamo convinti che sia un dovere lasciare ai nostri figli e alle nostre figlie un mondo migliore di quello che abbiamo trovato.




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